Calabria. Indagato il medico che vaccinava parenti e amici: “Porta chi vuoi, il tampone lo facciamo pure ai gatti”

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Utilizzava mezzi pubblici a fini personali, faceva e disfaceva a suo piacimento in barba ad ogni regolamento sanitario. Così, dopo 10 mesi di indagine, i Nas dei Carabinieri hanno portato alla sospensione di un medico, il dottor Vincenzo Cesareo, direttore sanitario degli ospedali di Cetraro e Paola, in provincia di Cosenza.

Il dottor Cesareo è stato attualmente sospeso e, al momento, il gip non ha ritenuto necessario l’arresto.

Nonostante i rapporti di oltre 600 pagine dell’indagine che lo ha riguardato, nelle quali la condotta del direttore sanitario del distretto calabrese si manifesta con totale chiarezza.

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Per il dottor Vincenzo Cesareo tutto quello che ruotava intorno alla gestione del suo delicato incarico era affare personale.

Non solo utilizzava l’auto di servizio per spostamenti privati, gite al mare e nell’entroterra, ma gestiva anche l’emergenza Covid come una questione personale.

Medico indagato per vaccino ai parenti

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Intercettato dai NAS il medico favoriva parenti ed amici

“Porta chi vuoi che gli facciamo il tampone a tutti…pure ai gatti”, diceva il medico al telefono nella fase più delicata della pandemia.

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Quando scoppiano focolai in alcune Rsa del territorio e la commissaria straordinaria dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, Cinzia Bettellini lo incalza per la gestione dell’emergenza, il dottor Cesareo risponde:

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“Che me ne fotte di via Alimena (sede dell’Asp) – dice ad un amico – vado per corso Mazzini, in quel negozio nostro che ci sono belle svendite”.

Perché il direttore sanitario era fatto così, e le numerose intercettazioni telefoniche sono lì a dimostrare la sua condotta.

Ad un amico che necessita di una tac al gomito il nostro dice serenamente:  “Vai al pronto soccorso, dici che sei caduto, ti fa male e te la fai fare” e, quanso l’operatore di servizio obietta che mancano alcuni documenti, interviene prontamente lui a risolvere la questione.

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Il dottor Cesareo decideva della sanità pubblica come se fosse una faccenda privata.

“Come regola qui tamponi non se ne possono fare sempre. Come regola qua possono fare i tamponi a quelli che devono operare o ricoverare”, rispondeva ad un medico.

Il quale, dopo avergli fatto notare l’urgenza, gli risponde, sempre ascoltando le intercettazioni, che la squadra di calcio di Fuscaldo aveva avuto la massima priorità.

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