Se un genitore parla male dell’altro, in presenza del figlio, non può che commettere un errore importante.
Un errore che può avere delle conseguenze non positive per il suo futuro equilibrio emotivo e il suo carattere.
Ma non solo.
Può commettere anche un reato: il reato dell’alienazione genitoriale.
Poichè, come è previsto dalla legge 12.318 / 2010, nell’ art. 2 °, (che definisce alienante la persona che promuove o induce all’alienazione e alienatario l’individuo vittima dell’alienazione) :
“Ripudiare un genitore o rendere instabile la relazione con lui è considerato un atto di interferenza nella formazione psicologica del piccolo o dell’ adolescente”.
Insomma, parlare male di un genitore è davvero controproducente. Per se stessi e per i figli, i quali potrebbero crearsi un’immagine distorta della propria figura genitoriale.
Il piccolo in questione potrebbe sentirsi confuso, non protetto e infelice, vivendo con un genitore che parla male dell’altro.
Soprattutto se i genitori stanno per divorziare.
In tal caso il piccolo potrebbe sentirsi quasi conteso.
O addirittura in colpa per la separazione.
Tutto ciò non può che avere delle ripercussioni sulla sua vita scolastica, relazionale e affettiva.
Potrebbe diventare aggressivo, depresso o ansioso.
Per questo motivo, la legge usa l’espressione “genitore”.
Tuttavia può anche succedere che sia la madre, la vittima di tale fenomeno e ciò può accadere davanti ad altri soggetti, come i nonni, gli zii, i padrini o i fratelli.
L’esperienza mostra che gli atti di alienazione genitoriale di solito si verificano perché una delle due parti non accetta la fine della relazione amorosa.
Quando una relazione si rompe, può capitare infatti che uno dei coniugi, non riuscendo ad elaborare correttamente la separazione, il rifiuto e la rabbia, nutra un grande desiderio di rivalsa,
Usare il proprio figlio come strumento di rivalsa per la fine del sogno dell’amore eterno, non è giusto, però.
Eppure l’alienante cerca di escludere il genitore dalla vita del figlio, in qualsiasi modo, spesso anche con false accuse.
In questo gioco di manipolazione, sono utilizzate tutte le armi, inclusa l’accusa della pratica di comportamenti rissosi e duri.
Ma questo non può che innescare un processo di demoralizzazione.
Per questo non bisognerebbe fare il cosidetto “lavaggio del cervello” al proprio figlio, per compromettere l’immagine dell’altro genitore, narrando con malizia fatti che non si sono verificati o che non si sono verificati come descritto.
Poichè il figlio finirà per accettare come veri, i falsi ricordi che gli vengono impiantati e così non potrà che allontanarsi dal proprio padre o dalla propria madre.
E ciò non è benefico per il piccolo, che non può che essere la vera vittima di questo fenomeno.
Per questo lo statuto dei diritti del piccolo può includere meccanismi di punizione sufficienti per inibire gli effetti dell’alienazione genitoriale.
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