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Bruce Lipton: la mente è in grado di guarirci

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Bruce Lipton non è un nome che suscita consenso, tutt’altro. La vita di questo biologo cellulare americano, docente del new Zealand College, è stata dedicata in gran parte a confutare il dogma della biologia molecolare e la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin.

Idee e pareri personali, si dirà, e sicuramente è cosi. Ma, nello specifico, le teorie di questo strano ed anticonformista biologo, sono andate anche in conflitto con il pensiero e la tradizione della medicina convenzionale, creando molto scompiglio nella comunità scientifica internazionale che, non a caso, non ha mai accettato il suo pensiero.

Questo articolo non ha lo scopo di schierarsi pro o contro il pensiero di Lipton, soprattutto perchè, quando si parla e si discute di salute, non è importante nè utile avere un atteggiamento da tifosi, quanto di fornire informazioni che ognuno, secondo i suoi pensieri, la sua cultura, decide di accettare, approfondire, o meno.

Bruce Lipton

La pietra dello scandalo, se cosi si puo’ definire, è la domanda che Lipton pone quando chiede ” chi controlla il destino delle cellule” ?

Tutte le nostre cellule, sostiene il biologo, sono identiche, e quindi se si pongono cellule sane in un ambiente malato o sfavorevole anch’esse, di conseguenza, si ammalano e muoiono.

L’essere umano è composto da trilioni di cellule, e Lipton paragona il corpo umano ad una specie di comunità, all’interno della quale ogni cellula rappresenta un individuo e ogni organo una collettività.

Perché, dunque, tornando alla domanda iniziale, avviene la malattia? Da cosa dipende? Dipende dal flusso sanguigno, sostiene l’eretico biologo.

A sua volta collegato al sistema nervoso centrale e alla sua capacità di interagire con l’ambiente esterno.

Spingendosi anche oltre ed affermando: ” “La membrana cellulare è il vero cervello della cellula, le mie ricerche di frontiera suggeriscono che i segnali delle emozioni sono la principale causa nello sviluppo della malattia”.

Le cellule secondo il professor Lipton si innamorano anche, ricevendo tutta una serie di benefici dallo sviluppo di queste emozioni positive, e come ogni singolo essere umano anche le cellule beneficiano delle loro ” lune di miele” quando inserite in un ambiente che favorisce questi stati d’animo.

Posto di fronte alla domanda secca se, dunque, il nostro organismo sia in grado di riparare da solo l’effetto di una malattia se posto in un ambiente sano, Lipton ha così risposto: In teoria sì ma in termini pratici è tutto più complesso perché la nostra mente interpreta l”ambiente esterno a suo modo.

Magari noi siamo posti in un ambiente sano ma la nostra mente inizia a leggerlo come un ambiente negativo e dannoso, e il nostro sistema nervoso genera così una sostanza chimica che ci renderà ugualmente malati.”

Il discorso di fondo, quindi, riguarda la mente di ogni persona e, collegata ad essa, le emozioni e la predisposizione ad avere un atteggiamento ed uno stato d’animo in grado di tenere ” innamorate” le proprie cellule.

Il professor Lipton, come altri ricercatori, abbandonata la cattedra anche in polemica con il mondo delle case farmaceutiche, non è il solo che teorizza una sorta di ” guarigione spontanea”.

Argomento, ripetiamo, estremamente delicato, da non dover essere assunto come un dogma, nè come una certezza.

Sicuramente, come il biologo americano ha prodotto nei suoi studi, il flusso dei pensieri potrebbe avere un’importanza notevole se, come appurato, l’individuo fosse in grado di controllarlo e gestirlo meglio, soprattutto in rapporto al subconscio che, nei processi mentali, pesa però per oltre il 90%.

“Molti studi mostrano che le malattie contratte sia da adulti che in precedenza hanno a che fare con la programmazione e l”ambiente in cui viviamo nei primi sei anni di vita” afferma sempre Lipton, periodo nel quale assorbiamo e programmiamo in qualche modo il subconscio, predisponendolo, o meno, verso atteggiamenti positivi o meno.

“Pensa bene e tutto andrà bene” diceva Israel Ben Elezier, rabbino, filosofo e curatore itinerante nelle terre dell’estremo nord -est europeo tra il 1700, e certamente questa capacità di ” guidare” anche un percorso difficile come una malattia è senza dubbio fondata.

Senza necessariamente dover dichiarare guerra ad altri, anche perchè, così, si perderebbe subito quello stato di innamoramento nel quale le nostre cellule devono abitare.

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