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Doppio legame psicologico: più ti lamenti e più problemi avrai

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Su quale principio si basa il doppio legame psicologico? Si tratta del collegamento fra le lamentele e i problemi da esse derivati.

Un insetto intrappolato nella rete di un ragno, viene colto dal panico e peggiora la sua situazione. Si muove con tutte le sue forze per cercare di liberarsi, ma i suoi movimenti lo imprigionano ancora di più alla rete e avvertono il ragno della sua presenza.

Doppio legame psicologico: più ti lamenti e più problemi avrai

Questo schema si ripete anche nella nostra vita. A volte diventiamo prigionieri di noi stessi e, nel tentativo di fuggire, finiamo per essere ancora più invischiati nelle reti che abbiamo costruito intorno a noi.

Creiamo, senza rendercene conto, vicoli ciechi, doppi legami psicologici che ci tengono intrappolati in una situazione che ci danneggia o ci provoca disagio.

Il doppio legame psicologico è una situazione in cui più ci sforziamo di “risolvere” un problema, più lo complichiamo, più ci sforziamo di liberarci di un’emozione o di un pensiero, più lo rafforziamo.

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Noi stessi creiamo una situazione dalla quale non possiamo avere successo perché ogni tentativo di fuga non fa altro che rafforzare il problema o creare nuovi ostacoli.

Crediamo di cercare le uscite, ma in realtà ci dedichiamo a coprirle.

Come funziona questo atteggiamento malsano?

Le lamentele sono un perfetto esempio per capire come funziona il doppio legame psicologico nella nostra giornata.

I lamenti non solo esprimono uno stato di malcontento, ma moltiplicano anche le difficoltà perché ci concentriamo solo sugli ostacoli e le conseguenze negative del fatto per il quale ci lamentiamo.

Lamentare è come mettere una benda nera sui tuoi occhi che vogliono vedere i colori del mondo.

Sviluppando una visione negativa di ciò che è accaduto, ci viene impedito di trovare la soluzione perché la nostra mente diventa una fabbrica di problemi.

Quando ci aggrappiamo alle lamentele, ci condanniamo all’immobilità.

Le lamentele fanno sì che, al problema, dobbiamo anche aggiungere un problema di attitudine alle circostanze, oltre alla negatività mentale che ci impedisce di trovare soluzioni.

Per questo motivo, il lamento diventa un vicolo cieco, un doppio legame psicologico.

Quando vogliamo rimuovere un pensiero indesiderato dalla nostra mente, il tentativo di smettere di pensarci attiva un meccanismo di ipervigilanza che rinforza ulteriormente quel pensiero.

È una battaglia persa in anticipo perché cadiamo nella trappola che ci siamo prefissati. Più cerchi di smettere di pensare agli elefanti rosa, più penserai a loro.

Ogni volta che ci preoccupiamo di preoccuparci, temiamo l’ansia o ci deprimiamo perché siamo tristi, stiamo creando una situazione dalla quale è impossibile per noi scappare.

Il motivo è xhe non possiamo risolvere un problema con la stessa mentalità con cui è stato creato.

Come annullare questo circolo vizioso?

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La chiave, o almeno una di esse, si trova nella non-azione, ovvero dovremmo lasciare che tutto segua il suo corso naturale.

Se non ti sforzi di separare un pensiero dalla tua mente, prima o poi sparirà perché il corso naturale della mente implica il salto da un pensiero all’altro senza aggrapparsi a nessuno in particolare.

Uno studio condotto presso l’Università del Wisconsin ha rilevato che le persone che cercano di sopprimere attivamente i loro pensieri indesiderati finiscono più stressati dai pensieri che desiderano eliminare.

Al contrario, coloro che accettano naturalmente questi pensieri intrusivi diventano meno ossessionati da loro e, di conseguenza, soffrono meno ansia e hanno bassi livelli di depressione.

Un altro studio più recente condotto all’Università di Toronto ha rivelato che lo stesso principio si applica agli stati affettivi.

Accettare le emozioni negative riduce la loro intensità, permettendoci di muoverci più velocemente e con meno sofferenza.

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