Il panorama geopolitico attuale è segnato da una crescente tensione, in particolare per quanto riguarda la questione nucleare iraniana. L’Iran, attraverso il suo parlamento, sta valutando seriamente l’ipotesi di abbandonare il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), un passo che rappresenterebbe una svolta drammatica nello scenario internazionale. Questa possibilità nasce in reazione alla decisione dei Paesi E3 — Francia, Germania e Regno Unito — di attivare il cosiddetto “meccanismo di snapback”, volto a ripristinare le sanzioni sospese nel 2015 con l’accordo sul nucleare. L’agenzia semi-ufficiale Tasnim ha diffuso la notizia, confermando che la proposta sarà presto discussa in Parlamento.
Il parlamentare Hossein-Ali Haji-Deligani ha dichiarato che la scelta di uscire dal TNP è una risposta diretta alla riattivazione del meccanismo di sanzioni, accusando i Paesi europei di essere all’origine di molte crisi globali. Le sue parole riflettono una crescente ostilità nei confronti dell’Occidente, accusato di aver disatteso gli impegni presi con l’accordo del 2015.
Nonostante l’atteggiamento apparentemente bellicoso, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha lasciato intravedere uno spiraglio per la diplomazia. In una comunicazione ufficiale inviata all’Alta rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, Kaja Kallas, Araqchi ha dichiarato la disponibilità dell’Iran a riprendere negoziati “equi”, a patto che l’Occidente dimostri impegno sincero e si astenga da provocazioni.
La scelta dei Paesi E3 ha attirato le critiche non solo di Teheran, ma anche di due alleati strategici: Russia e Cina. Mosca ha lanciato un monito severo, avvertendo che il ritorno delle sanzioni potrebbe generare “effetti irreversibili”, sollecitando i governi europei a riconsiderare le loro posizioni prima di provocare nuove crisi.
Anche Pechino ha espresso forte preoccupazione. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha parlato di una fase delicata e decisiva, definendo “controproducente” la riattivazione del meccanismo di snapback. Ha ribadito l’impegno della Cina a favorire una ripresa del dialogo, sottolineando l’importanza di un approccio equilibrato e orientato alla distensione.
L’eventuale uscita dell’Iran dal TNP rappresenterebbe un colpo durissimo per il sistema globale di controllo sugli armamenti nucleari. Questo trattato, considerato il pilastro della non proliferazione, rischia di perdere credibilità, spingendo altre nazioni del Medio Oriente a valutare programmi nucleari propri per mantenere un equilibrio regionale.
Il ritorno delle sanzioni potrebbe compromettere definitivamente ogni possibilità di trattativa, esacerbando ulteriormente una crisi già esplosiva. La finestra temporale di 30 giorni indicata dall’Unione Europea appare ora come l’ultima occasione per fermare la corsa verso il baratro. Se fallisse anche questo tentativo, le conseguenze potrebbero rivelarsi devastanti non solo per il Medio Oriente, ma per l’intera comunità internazionale.
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