Sono passati quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, ma il caso di Garlasco continua ad alimentare dubbi e colpi di scena. Le ultime novità arrivano da una nuova consulenza tecnica disposta dalla Procura di Pavia, che ha portato alla luce sei impronte palmari rimaste fino ad oggi senza identità. Le tracce sono state rilevate sulle pareti della villetta in via Pascoli, a pochi metri dal punto in cui fu trovato il corpo della giovane, il 13 agosto 2007.
A occuparsi delle analisi sono stati Gianpaolo Iuliano, esperto del Reparto investigazioni scientifiche (Ris) dei carabinieri, e Nicola Caprioli, dattiloscopista forense. Il loro lavoro ha confermato anche la presenza di ulteriori cinque impronte digitali, visibili sia sulla superficie interna che su quella esterna del portone d’ingresso dell’abitazione. Ma nessuna di queste tracce, a oggi, è stata ricondotta a una persona identificata.
Eppure, tra le impronte sul portone, ce n’è una che da anni solleva interrogativi: si tratterebbe di una mano sporca, sulla quale non è mai stata effettuata un’indagine biologica per verificare l’eventuale presenza di sangue. Una dimenticanza investigativa che, alla luce delle nuove scoperte, pesa come un macigno.
I risultati della consulenza escludono che le impronte possano appartenere ad Andrea Sempio — amico di Marco Poggi, il fratello di Chiara — il cui nome era emerso anni fa come possibile sospettato, poi escluso. Non appartengono nemmeno ad Alberto Stasi, l’ex fidanzato della vittima, condannato a 16 anni in via definitiva per l’omicidio, né ai familiari di Chiara, né agli amici più stretti del fratello Marco: Alessandro Biasibetti, Roberto Freddi e Mattia Capra. Anche Stefania Cappa, all’epoca fidanzata di Marco, è stata esclusa.
La metodologia usata per arrivare a queste conclusioni è quella dell’esclusione comparativa: si confrontano tutte le impronte rilevate con quelle dei soggetti coinvolti o potenzialmente presenti sulla scena del crimine, escludendo ogni corrispondenza nota. Ma l’assenza di un’identità certa per queste sei impronte lascia aperta una domanda inquietante: chi si trovava nella villetta di Chiara, quel giorno, e perché?
L’attenzione ora si concentra sul maxi incidente probatorio previsto nelle prossime settimane, che dovrà stabilire se queste nuove tracce possano riaprire concretamente l’inchiesta o fornire elementi in grado di rafforzare o ribaltare l’impianto accusatorio su cui si è basata la condanna di Alberto Stasi.
Il caso Garlasco si conferma uno dei più intricati e controversi della cronaca giudiziaria italiana. E se queste impronte indicassero una presenza mai considerata? Una mano estranea, finora rimasta nell’ombra? La verità, forse, è ancora da scrivere.
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