La tragedia delle gemelline Alessia e Livia Schepp continua a commuovere e suscitare interrogativi in Italia. La loro scomparsa è un mistero doloroso che ha visto il loro padre come principale sospettato di aver terminato tragicamente la loro giovane vita prima di suicidarsi. Un’ipotesi sostenuta da una lettera in cui affermava che le bambine “riposavano in pace” e che Irina non le avrebbe mai più viste.
Questo dramma familiare ha lasciato Irina Lucidi a confrontarsi con l’incertezza e il dolore di una madre che ha perso i suoi figli in circostanze così oscure e devastanti. La disperazione e la speranza si intrecciano nel cuore di una madre che si aggrappa alla possibilità, per quanto irrazionale, di rivedere un giorno le sue bambine.
Il loro caso ha sollevato numerose piste investigative, ipotesi e svolte, ciascuna portando Irina tra la speranza di una scoperta e la disillusione di un vicolo cieco. Le possibilità che le gemelline fossero state vendute, portate all’estero o peggio, lasciano un segno indelebile nella psiche di una madre.
In un’intervista rivelatrice con il Corriere della Sera, Irina ha aperto il suo cuore riguardo la “nuova vita” che ha dovuto costruire dalle ceneri della sua precedente esistenza. Non più in grado di ritornare al suo precedente impiego presso la Philip Morris in Svizzera, ha trovato una nuova direzione durante un viaggio trasformativo in Asia. L’esperienza nei villaggi di Yogyakarta, insegnando inglese ai bambini e immergendosi nelle loro comunità, ha offerto a Irina una nuova prospettiva e un certo grado di guarigione. Ha visto nei sorrisi di quei bambini una vitalità che ha messo in dura contrapposizione la tragedia della sua situazione personale.
Questo viaggio ha anche catalizzato una nuova missione nella vita di Irina: la creazione della fondazione Missing Children in Svizzera. Questa organizzazione mira a prevenire che storie simili a quelle delle sue figlie si ripetano, trasformando il suo dolore in un’azione proattiva e solidale.
Il perdono e la memoria: Irina porta sempre con sé il ricordo delle sue figlie. Nelle sue parole, Alessia e Livia sono una presenza costante, un ricordo visivo ed emotivo che la spinge a cercare gioia e vitalità nei momenti più bui.
La storia di Irina Lucidi è un’esemplificazione di come la tragedia possa trasformarsi in un percorso di resilienza e cambiamento positivo. Nonostante il peso del suo dolore, ha scelto di guardare avanti con speranza, dedicandosi a proteggere e educare in memoria delle sue amate gemelline.
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