Dottoressa no-vax sospesa dall’Ordine dei Medici: la psicoterapeuta propagandava ipotesi “cospirazioniste” e diceva che i gay sono malati da curare

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La scrittrice e psicoterapeuta Silvana De Mari ritenuta una dei leader dei no-vax è stata sospesa: il nome della professionista è comparso nell’elenco dei 95 sanitari sospesi dall’Ordine dei Medici di Torino. La De Mari, figura di spicco del mondo no-vax, nel corso della pandemia si è fatta portavoce di posizioni negazioniste e cospirazioniste, diventando un punto di riferimento del fronte dei contestatori.

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La 68enne specializzata in chirurgia generale ed in psicologia cognitiva, negli ultimi anni si è dedicata alla psicoterapia, dopo aver praticato la professione di chirurgo non solo in Italia ma anche in Africa. Il nome della Mari già qualche anno fa si era fatto strada nella cronaca dopo che era stata condannata a pagare una sanzione di 1500 euro, per frasi avverse contro l’associazionismo LGBTQ+, ed in seguito ha affermato che gli omosessuali sono dei malati che vanno curati.

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Leader dei no-vax sospesa Ordine dei Medici

Silvana De Mari, leader dei no-vax sospesa dall’Ordine dei Medici

Da convinta sostenitrice delle posizioni contro la vaccinazione, la psicoterapista esponeva sui suoi social le sue tesi e recentemente aveva iniziato a pubblicizzare il convegno organizzato dalla Lega al Senato dove si sono presentate cure domiciliari anti Covid a base di ivermectina ed idrossiclorochina, dei farmaci su cui la comunità scientifica internazionale ha da tempo posto un veto, non ritenendoli idonei per trattare la malattia.

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La sospensione dall’Ordine dei Medici di Silvana De Mari è stata motivata dal presidente Guido Giustetto che ha rivolto il provvedimento disciplinare ad altri professionisti del mondo medico-sanitario per inosservanza dell’obbligo vaccinale. La sospensione dall’esercizio della loro attività è stata rettificata a 71 dottori, ma anche a 12 odontoiatri e 12 iscritti ad entrambi gli albi.

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Guido Giustetto si è così espresso: “Non possono svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio Sars-Cov-2. Dal punto di vista disciplinare si potrebbe configurare la violazione di almeno sei diversi articoli del codice di deontologia medica. Per questo stiamo considerando di attivare per ciascuno gli approfondimenti necessari […]”.

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