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“Sindrome degli avi” – Quando i nostri antenati influenzano il nostro futuro

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Si chiama Sindrome degli avi o degli antenati” ed è la convinzione che i nostri avi influenzano il nostro futuro.

Anne Ancelin Schützenberger è stata una delle figure più importanti nel campo della psicologia sociale, cofondatrice dell’Associazione Internazionale di Psicoterapia di gruppo, questa studiosa, nata a Mosca poco dopo gli albori della Rivoluzione di Ottobre, ha trascorso il resto della sua vita all’estero, dividendosi soprattutto tra Stati Uniti e Francia.

Ciò che l’ha resa famosa è stata la teoria che esamina lo sviluppo della tecnica del genosociogramma, ovvero dell’albero genealogico che tiene conto, oltre che dei legami di parentela esistenti, anche del ripetersi di particolari traumi psichici e fisici accaduti nelle generazioni precedenti.

La psicogenealogia é un metodo sviluppato negli anni 70 dopo una serie di ricerche ed osservazioni sui pazienti.

Secondo questo approccio gli avvenimenti, soprattutto quelli negativi, i traumi, i conflitti vissuti dagli ascendenti condizionano l’equilibrio del soggetto con disturbi psicologici, malattie, comportamenti strani e inesplicabili.

Quello che la Schutzemberger chiama lo zaino invisibile che ci portiamo sulle spalle.

Partendo dall’albero genealogico, quindi quella sorta di mosaico, spesso non conosciuto o solo in minima parte, riuscire a risalire alla catena di eventi, scelte, maturate dai nostri antenati può aiutarci a dipanare una matassa e, nel caso, rompere quei fili che in qualche modo influenzano anche la nostra vita attuale.

L’influenza delle disarmonie è quel peso che, se non indagato, conosciuto e capito, ognuno di noi si porta appresso molte volte in maniera inconsapevole e che emerge, stranamente, in quelle che l’autrice di questa teoria chiama le ricorrenze ed i vincoli compensativi.

Questi legami invisibili sono emersi dopo una serie di indagini che la psicologa conduceva su una serie di pazienti.

Ricorrenze appunto, avvenimenti che si ripetevano in concomitanza con certi anniversari, quando indagati, erano riconducibili a momenti vissuti dagli antenati.

Situazioni che, probabilmente, si portavano anch’essi sulle spalle, o particolarmente significative come prima esperienza, tali da generare una sorta di ripetitività se non appunto tagliati.

I vincoli compensativi rimandano, e l’autrice lo affermava, alla teoria delle costellazioni familiari, cioè a quel tessuto quasi invisibile di eventi e di influenze che intersecano la vita delle persone.

Se tutto questo ha un suo fondamento, se cioè è un dato di fatto la trasmissione inconscia di eventi e traumi irrisolti, al punto la Dott.ssa Schützenberger sosteneva che siamo molto meno liberi di quanto possiamo immaginare, ciò non significa che non sia possibile trovare finalmente una vera libertà.

Come?
Superando quella che, sempre l’autrice, definisce una sorta di lealtà invisibile.

Uno stato d’animo e quindi una sorta di lealtà appunto verso il proprio nucleo familiare che, di per sè, non è certamente condannabile, ma che spesso porta a non voler sapere, a non cercare risposte, indagare fatti, cause che li hanno determinati.

Se questo non avviene non solo non si riuscirà mai a comprendere cosa c’è in quel famoso zaino che a tratti sembra solo pieno di sassi, ma può anche manifestarsi quel fenomeno denominato della ” Cripta” e del ” Fantasma”.

Cioè situazioni, apparentemente inspiegabili, che determinano molto spesso episodi non sempre felici, riconducibili appunto ad eventi accaduti in passato.

Come, appunto, se una sorta di fantasma uscisse dalla cripta a ripetere lo svolgersi di un determinato evento.

Lo studio e la comprensione del nostro albero genealogico, oltre a fornirci spunti su chi siamo e da dove veniamo, può esserci molto utile per svuotare lo zaino ed essere persone totalmente libere.

Teorie affascinanti e non sempre facili da approcciare.
Voi cosa ne pensate?

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