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Filippo Turetta, il parere del giudice: “Non rischia l’ergastolo, mancano le aggravanti”

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Dopo il suo rientro in Italia, Filippo Turetta si trova detenuto nel carcere Montorio di Verona, sotto sorveglianza per prevenire gesti di autolesionismo. Ha incontrato il suo legale per definire la strategia difensiva in vista dell’interrogatorio con il gip di Venezia. Nell’ambito delle indagini, è emerso il ritrovamento vicino al corpo di Giulia di un libro per l’infanzia, un dettaglio che potrebbe rivelarsi significativo. La sua auto, una Fiat Grande Punto, è stata sequestrata e sarà analizzata dai carabinieri del Ris di Parma​​.

Filippo

Le Prospettive di Difesa e le Indagini

Turetta ha avuto un confronto con l’avvocato Giovanni Caruso per discutere le accuse a suo carico. La sua decisione di parlare o meno al giudice potrebbe influenzare il corso del processo, in termini di concessione di eventuali attenuanti. Tra gli elementi chiave delle indagini vi sono i due coltelli portati da Turetta e i sacchi di plastica neri trovati sul luogo del delitto. L’autopsia di Giulia, prevista per il primo dicembre, potrebbe rivelare ulteriori dettagli cruciali, inclusa la possibilità di aggravante per crudeltà​​.

Turetta è accusato di sequestro e omicidio volontario dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, con l’aggravante del legame affettivo. Tuttavia, il giudice Valerio De Gioia ha evidenziato che l’ergastolo potrebbe non essere applicabile. Secondo De Gioia, il fatto che la relazione sentimentale fosse già terminata al momento del crimine riduce significativamente la gravità della pena​​.

In un procedimento penale con rito abbreviato, l’imputato può beneficiare di una riduzione della pena fino a un terzo. Inoltre, esiste una diminuzione quasi automatica della pena ogni quattro anni. Questo potrebbe portare Turetta a una pena di circa 12 anni di reclusione. Inoltre, De Gioia ha aggiunto che, in caso di dichiarazione di semi infermità mentale, la pena potrebbe ulteriormente ridursi, arrivando persino all’assoluzione se si dimostra l’incapacità di intendere e di volere dell’imputato​​.

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